Sud Sudan

Sud SudanNonostante il Sud Sudan non trovi pace a causa dell’ennesimo conflitto esploso a metà dicembre 2013 – che ha provocato oltre 10.000 morti e circa 750.000 sfollati (10% della popolazione sud sudanese) – CEFA continua a essere presente lì, dal 2005, e vuole migliorare le condizioni di vita delle persone povere che vivono nelle aree rurali dello Stato dei Laghi, attraverso lo sviluppo delle competenze e delle conoscenze dei contadini, con un’attenzione alle donne e agli studenti.

La formazione agricola è l’unico strumento per migliorare la qualità e aumentare la quantità dei prodotti agricoli locali, senza dimenticare la formazione sui temi dell’igiene/sanità e della sicurezza alimentare. In concreto il progetto prevede la costruzione di un centro di formazione e assistenza agricola a Mayath, nella contea di Cuiebet, dotato di una sala di formazione con una latrina e un pozzo d’acqua con pompa manuale.

Al suo interno è stato organizzato un campo sperimentale (due ettari circa) per la produzione di ortaggi: pomodoro, cipolla, ocra, fagiolo sukumawiki (una specie di spinacio) e) e l’adozione di tecniche migliorate per la produzione di sorgo, arachide e sesamo.

Nel frattempo si proseguirà con la gestione dei due centri di formazione e assistenza, sempre per l’agricoltura, costruiti ad Atiaba nella Contea di Rumbek Est e a Matangai nella contea di Rumbek Centro.I beneficiari saranno 530 agricoltori (200 a Mayath, 160 ad Atiaba e 170 a Matangai), divisi in gruppi di 10 persone perché il cambiamento – da paese in guerra a paese pacifico, perché la guerra è durata a varie riprese circa 50 anni e ancora in questi giorni spirano venti poco rassicuranti – può avvenire solo se tra vicini si collabora e si lavora insieme la terra.

L’attenzione di questo progetto verso le donne dipende dal fatto che tradizionalmente sono loro a essere preposte all’agricoltura, mentre gli uomini sono dediti alla pastorizia. In più, in un territorio dove i conflitti tribali sono all’ordine del giorno, chi rimane nello stesso luogo è la donna con i figli, che spesso vengono risparmiati ed esclusi dalle lotte tribali.

L’uomo, invece, proprio per l’insicurezza che vige in queste zone, ma anche perché è pastore e nomade per sua natura (deve cercare sempre pascoli nuovi per il bestiame) si sposta e non è sedentario. Tra tribù diverse si combatte per rubarsi gli animali, perché sono alla base dell’economia del paese (la ricchezza si conta in base ai capi di bestiame che si possiedono) e il perno centrale della cultura sud-sudanese.

Oltre al fatto che per i Dinka (la maggior parte della tribù coinvolta nel progetto), un giovane uomo che vuole sposarsi deve pagare la dote alla famiglia della futura sposa mediante appunto i capi di bestiame.

In contemporanea si lavorerà in tre scuole primarie. Nella contea di Cueibet si sta lavorando per sceglierne una (dove si approfondiranno le pratiche agricole e le tecniche di irrigazione per la produzione di ortaggi) che abbia già un orto scolastico nel suo terreno oltre a un pozzo senza il quale non si potrebbe portare avanti l’attività.

Nelle altre due scuole, con cui si è già fatto un percorso formativo sulle tecniche agricole oltre che sull’importanza dell’igiene, dell’uso dell’acqua, ecc., si procederà a rafforzare le conoscenze già acquisite per la produzione di ortaggi. E prima di formare studenti e agricoltori sul campo, bisogna formare i formatori.

Questi sono una quindicina che hanno frequentato tre corsi di salute, igiene, nutrizione, uso corretto dell’acqua, tecniche di primo soccorso; tecniche agricole e Peace building e mitigazione dei conflitti proprio perché, come detto poc’anzi, il Sud Sudan è un paese appena uscito (e speriamo per sempre) da decenni di guerra.


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