Somalia

SomaliaCEFA, in Somalia, lavora per sostenere 10.900 agricoltori che otterranno l’accesso sostenibile all’acqua e quindi l’incremento del loro reddito dall’attività agricola.

Il progetto, nella regione a nordest del Basso Shabelle, potenzialmente una delle aree più produttive del paese, vuole riabilitare i sistemi di irrigazione e di drenaggio: i campi di questi contadini saranno quindi serviti da impianti di irrigazione riabilitati per favorire la produzione agricola, in particolare del mais, fagiolo, olio di sesamo, lenticchie, in modo da superare indenni le ricorrenti crisi alimentari che si verificano in Somalia, in guerra dal 2006.

Attualmente la resa media del mais è di 800 kg per ettaro, quella del fagiolo di 75 kg e quella del sesamo di 280 kg, mentre alla fine del progetto le rese saranno rispettivamente di 1000 kg per ettaro, 180 kg e 350 kg (con un incremento del 25%, 140% e 25%).

Qui la malnutrizione supera il 50%, con tassi di mortalità infantile superiori a 6 bambini morti (su 10.000) al giorno. Nelle aree più povere, appena il 20% della popolazione ha accesso all’acqua potabile.

CEFA però non si ferma qui: creerà anche corsi di formazione e rafforzamento delle capacità organizzative dei sistemi di irrigazione che comprenderanno anche la rimozione degli ostacoli, la riparazione delle chiuse e delle strutture dei canali.

Ma esiste anche il problema di ottenere i massimi benefici dai terreni perché spesso gli agricoltori non sanno selezionare le sementi, controllare la fertilità del terreno, dei parassiti e delle malattie, raccogliere e stoccare in modo corretto.

Sarà quindi fornita loro assistenza tecnica per diffondere le conoscenze tecniche necessarie attraverso il metodo FFS (Farmer Field School), cioè la pratica sul campo (learning by doing) e la sperimentazione.
Sarà dato molta attenzione anche alla fase di commercializzazione dei prodotti agricoli: saranno quindi coinvolti commercianti ed esportatori e mostrato agli agricoltori cosa richiede il mercato e che implicazioni di prezzo ci sono se non è riscontrata una certa qualità delle colture.
In generale sarà tutta la popolazione del Basso Shabelle, membri delle famiglie degli agricoltori a beneficiarne, circa 65.400 persone e a tutti i consumatori di cereali e legumi, per un totale di 386.689 persone.

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